Il documento contenente osservazioni e proposte sul progetto di messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso è stato trasmesso dalla Provincia di Teramo alla struttura commissariale guidata da Pierluigi Caputi, come richiesto dall’avviso pubblico
Il testo, frutto di un lavoro coordinato dalla Provincia attraverso il geologo Maurizio Rosa e la dirigente al patrimonio Emilia Di Matteo, è stato sottoscritto da dieci associazioni e undici Comuni. Tra le numerose tematiche affrontate dal tavolo di coordinamento, particolare attenzione è stata dedicata anche al piano per la viabilità. Gli interventi sotto il traforo dovrebbero riprendere in autunno, suscitando la preoccupazione della Provincia e dei sindaci per i possibili disagi e il rischio di isolamento del territorio teramano, il cui principale collegamento con L’Aquila e Roma è l’autostrada A24.
Sulla base delle informazioni attualmente disponibili il tavolo di lavoro ha individuato due elementi chiave per un intervento efficace e sostenibile:
1. protezione della qualità della falda attraverso interventi di impermeabilizzazione;
2. salvaguardia della quantità d’acqua disponibile, evitando ulteriori captazioni che possano impoverire l’acquifero e le sorgenti.
Sono state espresse anche perplessità riguardo al prelievo idrico dal lago di Campotosto, poiché non sono stati adeguatamente valutati gli effetti sui corsi d’acqua superficiali, e sulla campagna geognostica nelle gallerie autostradali, ritenuta inutile ai fini della protezione del sistema di captazione esistente e inadatta alla comprensione del regime idrico della falda.
«Nonostante i tempi ristretti imposti dall’avviso pubblico», si legge in una nota della Provincia, «questo documento è il risultato di un’ampia e qualificata partecipazione, che ha coinvolto anche la conferenza ambientale provinciale presieduta da Luciana Del Grande».
Il presidente della Provincia, Camillo D’Angelo, ha ribadito l’importanza del confronto: «Crediamo nella forza del dialogo e confidiamo che il commissario prenda in considerazione le nostre osservazioni, frutto di un’analisi rigorosa con un obiettivo chiaro: evitare un ulteriore depauperamento delle falde acquifere».
D’Angelo ha inoltre sottolineato le difficoltà aggiuntive legate ai cambiamenti climatici, che aggravano la già complessa convivenza tra l’Istituto di ricerca, l’autostrada e l’acquifero. Ha infine avanzato la proposta di istituire un gruppo di tre amministratori e tecnici locali che possa essere consultato in tutte le fasi del progetto.