Artigianato a rischio: l’Abruzzo tra le regioni con il calo maggiore

Diminuiscono gli artigiani in Italia: secondo uno studio della Cgia Mestre -22% in 11 anni. In Abruzzo -29,2% e tra le province italiane con le flessione maggiore spunta Teramo con -30,6%

Continua a scendere in Italia il numero complessivo degli artigiani, intesi come titolari, soci o collaboratori familiari che svolgono un’attività lavorativa prevalentemente manuale. Se nel 2012 erano poco meno di 1.867.000 unità, nel 2023 la platea complessiva è crollata di quasi 410mila soggetti (-73mila solo nell’ultimo anno) e ora il numero totale sfiora quota 1.457.000, pari al -22%.
Il panorama emerge da un’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia) su dati dell’Inps e di Infocamere/Movimprese.

In questi undici anni è avvenuta una caduta verticale che si è interrotta solo nell’anno post Covid (+2.325 tra il 2021 e il 2020). Secondo i dati divulgati, se questa tendenza non sarà invertita stabilmente, non è da escludere che entro una decina d’anni sarà molto difficile trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista per la casa.

Ma anche il numero delle aziende artigiane attive è in forte diminuzione. Se nel 2008, anno in cui si è toccato il picco massimo di questo inizio di secolo, in Italia le imprese artigiane erano 1.486.559, sono scese costantemente e nel 2023 si sono fermate a quota 1.258.079. La riduzione in parte è anche riconducibile al processo di aggregazione/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021.
La platea degli artigiani si è dunque ristretta, ma ha contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, in particolare del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda.

I DATI DELLE PROVINCE ITALIANE: SPUNTA TERAMO
Tra il 2012 e il 2023 è stata Vercelli la provincia ad aver registrato la variazione negativa più elevata d’Italia, con il -32,7%. Seguono Rovigo con -31%, Lucca con -30,8% e Teramo con -30,6%.
Flessioni più contenute a Napoli con -8,1%, Trieste con -7,9% e Bolzano con -6,1%.
In termini assoluti, le province che hanno registrato le decurtazioni maggiori sono state Torino con -21.873, Milano con -21.383, Roma con -14.140, Brescia con -10.545, Verona con -10.267 e Bergamo con -10.237.

I DATI DELLE REGIONI: IN ABRUZZO -29,2%
Per quanto riguarda le regioni, infine, le flessioni più marcate in termini percentuali hanno interessato l’Abruzzo con il -29,2%, le Marche con -26,3% e Piemonte con -25,8%.
In valore assoluto, le perdite di più significative hanno interessato la Lombardia con -60.412 unità, l’Emilia-Romagna con -46.696 e il Piemonte con -46.139.

Anna Di Giorgio: